Quando l’impresa è in difficoltà: come evitare il fallimento grazie alla composizione negoziata della crisi
- 10 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Nel contesto economico attuale, segnato da instabilità e rialzi dei costi operativi, molte imprese italiane – soprattutto PMI – si trovano in situazioni di squilibrio patrimoniale o di tensione finanziaria. In questi casi, intervenire tempestivamente è la chiave per evitare la liquidazione giudiziale e cercare soluzioni sostenibili. Uno strumento nuovo e prezioso, spesso ancora poco conosciuto, è la composizione negoziata della crisi d’impresa.
Scenario pratico: l’impresa in affanno che sceglie la via della negoziazione
Immaginiamo il caso di un’azienda manifatturiera con circa 40 dipendenti. Dopo una stagione difficile, si ritrova con flussi di cassa inadeguati a coprire le obbligazioni previste nei successivi 12 mesi. Non è (ancora) tecnicamente insolvente, ma mostra squilibri finanziari preoccupanti.
A questo punto, l’imprenditore decide di non attendere la crisi conclamata e accede alla composizione negoziata tramite la piattaforma della Camera di Commercio. La procedura non comporta la perdita del controllo sull’azienda: l’imprenditore continua a gestire ordinariamente l’attività, ma con il supporto di un esperto indipendente nominato dalla Commissione.
L’obiettivo? Risanare l’impresa negoziando soluzioni sostenibili con i creditori – banche comprese – senza passare dal tribunale, salvo per ottenere eventuali misure protettive.
Come funziona in concreto?
L’imprenditore compila un’istanza telematica allegando un piano di risanamento, la situazione debitoria e la documentazione fiscale. Se l’esperto, nei primi incontri, valuta che vi siano concrete prospettive di risanamento, si aprono trattative vere e proprie con banche, fornitori e stakeholder.
Nel frattempo, può chiedere al tribunale misure protettive, ad esempio la sospensione di esecuzioni e pignoramenti, per garantire la continuità aziendale. Le banche, da parte loro, non possono revocare le linee di credito senza motivazione, e il mantenimento del credito non comporta responsabilità per “concessione abusiva”.
Cosa si può ottenere
In questo scenario, se le trattative vanno a buon fine, l’azienda può evitare la procedura concorsuale e ottenere:
una dilazione dei pagamenti con i fornitori;
la rinegoziazione dei termini con gli istituti di credito;
la ridefinizione di contratti troppo onerosi;
in alcuni casi, l’ingresso di nuovi investitori o l'affitto d’azienda.
Il tutto con la regia dell’esperto e senza la perdita del controllo aziendale.
La forza di una scelta anticipata
Questa modalità consente all’impresa di giocare d’anticipo, quando la crisi è ancora reversibile. L’esperienza professionale insegna che molti fallimenti (anche se oggi è più corretto parlare di Procedure di Liquidazione) si potrebbero evitare se l’imprenditore si muovesse per tempo, sfruttando strumenti come la composizione negoziata.
Al contrario, accedere a uno strumento giudiziale (come il concordato preventivo) a ridosso dell’insolvenza conclamata, espone a maggiori costi, complessità e perdita di credibilità.




Commenti